Claudio Fucile

Quando ero piccolo maneggiavo la matita come fosse stato uno strumento di tortura tanto per me quanto per chi era costretto a guardare i miei disegni, per il bene comune decisi quindi di evitare di disegnare per tutti gli anni 80.
Ma a tredici anni lessi per la prima volta un fumetto, uno in cui non c’erano paperi e topi, e ne rimasi folgorato.
C’è chi comincia a disegnare per curiosità, chi per passione, io cominciai a disegnare perché non ne ero capace, non mi riusciva proprio e la cosa non mi andava giù.
Disegnavo ovunque, sui banchi di scuola, negli spazi vuoti tra i paragrafi dei libri di storia, ai margini degli appunti, sulle pagine del diario, in quegli angoli di carta rubati di nascosto è avvenuto il mio battesimo di grafite e china, è lì che ho cominciato ad amare il disegno.
Ho frequentato la Scuola Comics di Firenze, ho studiato i maestri, gli ho copiati, divorati e fatti miei, ma ancora ci sono cose che non mi vengono e così continuo a disegnare, ancora e ancora.
Nato all’anagrafe nel 1980, dal ’93 ho nelle mani e negli occhi il fumetto.